Così lo storico greco Strabone, autore in epoca augustea di una grandiosa opera geografica, descrive il
Campo Marzio ai suoi tempi:
"Le opere d'arte poste intorno, la terra ricoperta di erba tutto l'anno, la corona di colline, che avanzano fino alla riva del fiume presentando alla vista come l'aspetto di una scenografia, fanno sì che a malincuore se ne distolga lo sguardo (...), così che il resto della città sembra quasi un'appendice di questa".
Questo l'effetto suggestivo della pianura che si estendeva tra la città antica e il fiume Tevere verso Nord Ovest, fuori dalle prime mura della città.
Antichissimo campo pubblico, di proprietà dei
Tarquini, produceva grano in tale abbondanza che l'ultimo raccolto dopo la cacciata dei re, gettato nel Tevere, bastò da solo, secondo la leggenda, a dare origine all'Isola Tiberina.
La prosperità era infatti garantita dalla benevolenza delle arcaiche divinità femminili della fertilità che si continuarono a venerare in questo luogo fino all'età imperiale.
Dopo i re, il campo fu
consacrato al dio della guerra Marte, da cui il nome di "
Campo Marzio", e fu usato come luogo per le esercitazioni militari e poi per le grandi funzioni pubbliche come i censimenti (nella "Villa Publica") e soprattutto per le riunioni dell'assemblea del popolo diviso in centurie (nei "Saepta"). Importanza politica e ampi spazi pubblici, dunque: cosa di meglio nella congestionata Roma di "fine millennio" per esprimere il nuovo amore per l'Arte trasfuso dal neo-conquistato mondo greco, e al tempo stesso esibire le sottili ideologie politiche dei "novi homines" al potere?
Per questo il
Campo Marzio rappresenta, quasi meglio del centro ufficiale di Roma, il luogo degli sfumati mutamenti di prospettiva nel corso della lunga e complessa storia del potere in Roma antica.
Quindi, osservando ciò che rimane alla vista del ricercatore esperto, potremo compiere un viaggio affascinante nelle
tre fasi principali: la
fase repubblicana dal variegato pluralismo politico; quella
augustea dei nuovi valori; e quella
imperiale delle grandi e pericolose personalità monarchiche.