L'itinerario percorre uno dei rioni notoriamente più "popolari" di Roma, alla ricerca di testimonianze sulla vita quotidiana delle classi più deboli della popolazione e delle soluzioni adottate per far fronte al disagio sociale che da sempre affligge una città così grande e così particolare come Roma.
La zona fin dall'antichità era considerata un luogo malsano e malfamato, per la vicinanza col fiume e per la presenza del porto.
Era inoltre sentito come un luogo di segregazione, fuori dal centro della vita cittadina, sia perché per lungo tempo si trovò fuori dalle mura, sia perché la zona era soggetta alle continue inondazioni del
Tevere.

Questa zona, inoltre, ha sempre conservato una fisionomia particolare rispetto al resto della città, sentendosi sempre "altra": il dialetto stesso è più forte di quello dell'altra sponda.
Tale senso di alterità ben si esplicita nell'istituzione della Festa de' Noantri che già nel nome indica come essa sia la festa di "noialtri" trasteverini.
La componente principale della popolazione di Trastevere era il cosiddetto popolo minuto, che si dedicava all'artigianato, al piccolo commercio, alla coltivazione, appena fuori le mura, di orti e vigne.
Numerosi erano i mestieri curiosi: il cicoriaro, l'acquacetosaro, l'acquarolo, il
carnacciaro (raffigurato qui a destra), l'appicciafoco, ecc., e molti erano i
lavoratori legati alla presenza del porto, come gli scaricatori, i facchini, i barilari, i vascellari, i mercanti all'ingrosso e al minuto, i tavernari, etc.
La gente di Trastevere amava anche divertirsi: momenti di svago (anche sfrenato) erano il Carnevale, le Ottobrate, le feste dei Santi Patroni delle Parrocchie e delle Confraternite, ecc.